|
Periodo Aragonese
Dal 1463, Lecce e i suoi cittadini godono di una serie di
benefici. Lecce infatti in quel periodo diviene uno dei centri
più importanti della Puglia, con uffici pubblici e giudiziari
che avevano giurisdizione sulla terra d'Otranto e su Matera. Con
la “Congiura dei Baroni” 1486-1487 vengono eliminati tutti i
grandi feudatari del Regno e le varie contee assegnate ad
alleati degli Aragonesi con esclusione di Lecce, Brindisi,
Taranto, Otranto e Gallipoli che dipenderanno direttamente dalla
corona attraverso l’assegnazione di poteri ad un governatore
locale. In questo periodo storico ci aveva dunque la seguente
suddivisione amministrativa del Salento:
- Contea di Alessano e
Tricase a Giovan Francesco Del Balzo.
- Contea di Castro e
Ugento a Francesco Del Balzo;
- Contea di Copertino a Bernardo Castriota Granai;
- Contea di Nardò (successivamente ducato di Nardò) a Belisario;
- Contea di Soleto (in seguito ducato di
Galatina) a Giovanni
Castriota Scanderbeg.
La città di Lecce ebbe nel corso del XV secolo uno spiccato
spirito commerciale, ospitando numerose comunità di mercanti del
nord Italia e d’oltre adriatico che vedevano la città di Lecce
un ottima sede per i loro affari e commerci da e verso
l’oriente. Su tutte possiamo ricordare la comunità di mercanti
Veneziani, Genovesi, Ragusei (dell’attuale Dubrovnik in Croazia)
ecc. La forte presenza dei veneziani è visibile ancora oggi
grazie alla chiesetta di San Marco presente in P.za San Oronzo
dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci.
Nel 1480, la città di Otranto venne assediata e invasa dai
Turchi guidati da Ahmet Pascià, che provocò la distruzione della
città e il martirio di 800 otrantini che secondo la tradizione
si opposero alla conversione all'Islam. Tutto il territorio
salentino subì in questo periodo una serie infinita di attacchi
e incursioni saracene che divennero molto frequenti soprattutto
durante il XVI secolo.
Per difendere i territori da questi continui attacchi da parte
dei saraceni, Carlo V realizzò una rete di difesa della costa
molto efficace, facendo costruire una serie di
torri di
avvistamento e di difesa lungo tutte le coste del Salento.
Le torri fatte costruire nei punti più alti erano di
avvistamento vedetta, e potevano segnalare eventuali
avvistamenti di navi nemiche mediante dei segnali luminosi.
Tutte queste torri alte infatti erano visibili tra di loro.
Le torri più vicine alla costa erano solitamente di difesa,
infatti si presentavano con una struttura più maestosa ed
imponente e potevano attaccare eventuali navi nemiche che si
avvicinavano all’ingresso dei porti o nelle zone di attracco più
comode.
Questa formidabile rete difensiva visibile ancora oggi (si
contano infatti più di 80 torri lungo la costa salentina da
Torre dell’Ovo a San Cataldo
A Carlo V si deve anche la costruzione della città fortificata
di Acaya ed il grandioso castello di Lecce.
Allo stesso periodo storico e a quelli successivi, si
riferiscono i palazzi e le numerose costruzioni religiose
presenti nel centro storico di Lecce e di altri centri del
Salento, costruzioni in stile barocco che, influenzato dal
plateresco spagnolo, si diffuse nel Salento dalla fine del ‘500
fino alla metà del ‘600.
Si diede il via quindi alla costruzione di moltissime chiese,
conventi e strutture religiose; tutti gli ordini religiosi
decisero di costruire una propria chiesa o convento nella città
di Lecce ed entrarono spesso in competizione nel realizzare la
più sontuosa, favorendo lo sviluppo di diverse scuole locali di
scalpellini e scultori abilissimi a realizzare con la pietra
leccese facciate, fregi e statue dalle forme e dimensioni più
varie.
In epoca spagnola la città di Lecce venne elevata da Carlo V al
rango di capoluogo dell'intera Puglia e si trasformò in un vero
e proprio cantiere a cielo aperto. Dopo la scoperta e la
conquista dell’America, la Spagna cominciò ad interessarsi
maggiormente alle sue colonie d’oltre oceano dalle quali
ricavava oro, argento e pietre preziose, tralasciando invece
quelle del Mediterraneo.
Nel 1656, una epidemia di peste decimò gli abitanti del Regno di
Napoli, escludendo però l’intero Salento. La popolazione
attribuì lo scampato pericolo all'intercessione di San Oronzo,
già vescovo della città di Lecce che fu poi per questo motivo
proclamato patrono della città. Anche la città di Brindisi per
ringraziare l’intercessione del Santo leccese, decise di donare
una colonna terminale della via Appia alla città di Lecce
affinché su di essa venisse posta la statua di San Oronzo,
nell'omonima piazza della città.
Periodo Borbonico
Nel 1734 ebbe inizio il periodo Borbonico, da prima con il Re
Carlo III di Borbone, che passò al trono di Spagna e gli
succedette con Ferdinando IV di Borbone. Al contrari di quel che
si crede, il periodo Borbonico rappresentò per il sud, e quindi
anche per il Salento, un’epoca di forte crescita economica
attraverso la costruzione di nuove infrastrutture, soprattutto
stradali e portuali.
Nel periodo napoleonico (1806-1815) vi fu l'abolizione del
feudalesimo, la suddivisione e redistribuzione dei latifondi e
delle terre demaniali ai contadini, anche se i nobili
proprietari terrieri si opposero con tutti i mezzi. Dopo il
periodo napoleonico e con il ritorno al trono dei Borbone nel
periodo della restaurazione, nel meridione soprattutto nel
Salento, prese piede il fenomeno del brigantaggio. Nel
territorio salentino, zone particolarmente battute dai briganti
furono l’asse viario Nardò-Avetrana e le zone limitrofe ai
territori a cavallo tra le province di Lecce e Brindisi. Anche
il Salento vide diffondersi le idee risorgimentali che si
tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la
Carboneria. In questo periodo, da un punto di vista dello
sviluppo economico, il Salento conobbe uno sviluppo agricolo con
il predominio dell’olivicoltura oltre che della cerealicoltura.
Visite Consigliate:
MUSEO
PROVINCIALE “SIGISMONDO CASTROMEDIANO”
Viale Gallipoli, 28 - 73100
Lecce - Tel. 0832 683503
Web:
http://eneaportal.unile.it/...
E-mail:
museo@provincia.le.it - acassiano@provincia.le.it
|